Istituto d'Istruzione Superiore "A. Volta" 
Caltanissetta

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Noi giovani crediamo

31/01/2023

Intervento in occasione della Cerimonia d’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2023

Giorno 28 gennaio 2023 presso l’Aula Magna del Tribunale di Caltanissetta si è svolta l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

Su invito della Dott.ssa MARIA GRAZIA VAGLIASINDI, Presidente della Corte d’Appello, il Liceo Scientifico “A. Volta” ha partecipato con l’intervento dell’alunno Daniele Li Vecchi della classe V A, accompagnato dalla professoressa Corvo, intervento di seguito riportato.

28 Gennaio 2023

Caltanissetta

Intervento in occasione della Cerimonia d’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2023

Daniele Li Vecchi, alunno del Liceo Scientifico “Alessandro Volta”

 

 

"Ringrazio Sua Eccellenza per la preziosa opportunità che ha dato a un giovane come me di entrare nel cuore delle istituzioni.

Leonardo Sciascia, nell’appendice a Il giorno della civetta scrive:

«Il più̀ grande studioso delle tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitré, chiamava «il sentire mafioso» una visione della vita, una regola di comportamento, un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato.

Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè̀ quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta. » (Sciascia)

Parlo oggi in quest’aula da studente e da giovane siciliano e italiano che ama la propria terra, con i suoi profumi, i suoi colori, le sue tradizioni, le sue forme, che osserva i volti di un’intera generazione: la mia. Volti minacciati dalla vile e consueta attitudine alla rassegnazione ma animati al contempo da un grido di speranza, un anelito verso una nuova dignità; una dignità inviolata, non lacerata dal peso delle ingiustizie, non frastornata dall’urlo bestiale della violenza.

La mafia detiene oggi l’arma più potente e perfida di tutte: l’arma della dissimulazione. Attraverso questa, innerva radici salde e silenziose che contaminano il tessuto sociale, ma che sulla traccia di un disegno perverso e disonesto promettono e offrono agli asfissiati fetido ossigeno, contraffatti sprazzi di libertà.

Dov’è lo Stato quando nella presunta contesa alla sovranità la mafia prevarica e giunge prima in soccorso laddove ritardano i sostegni materiali, morali ma soprattutto legittimi che la sovranità statale dovrebbe garantire? A cosa si riduce allora lo Stato? A una turba di istituzioni impotenti? O l’apparente impotenza e inefficacia delle istituzioni sono un misero e pietoso velo per mascherare un seme mafioso che germina dentro lo Stato stesso?

Paolo Borsellino nella sua “lucidità inossidabile” sottolinea l’estrema necessità di iniziative culturali atte a combattere la criminalità organizzata, a combattere il consenso verso le istituzioni mafiose e i servizi mafiosi; la necessità di virare siffatto consenso verso le autorità legittime che devono però assicurare un efficiente e imparziale funzionamento. (Borsellino)

E ancora Borsellino ci ricorda del grosso debito che abbiamo da pagare -”gioiosamente” - verso chi è morto per noi. E di farlo compiendo il nostro dovere e rifiutando i benefici del sistema mafioso; “accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito”. (Borsellino)

Oggi con la mia voce di studente, di giovane siciliano e italiano sento la necessità che il senso più vero e profondo della giustizia scorra nelle nostre vene, diventi condotta etica di vita, impegno materiale quotidiano, sacrosanto dovere, credo assoluto. Per tutti. Indistintamente.

Noi giovani crediamo nella giustizia, crediamo nelle istituzioni, crediamo nello Stato, nello Stato credibile e trasparente, nello Stato maestro e costruttore di una società leale e coesa, predisposta a resistere e lottare per i propri diritti, una società avida e capace di respirare il “fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” come afferma Paolo Borsellino.

Allora mi chiedo e vi chiedo: chi o cosa abbia il potere di affievolire la fiamma della speranza, di allontanare dalla concretezza la prospettiva ideale di vita libera e giusta?

È lo Stato noncurante delle condizioni in cui versa l’odierna società civile, lo Stato a non istituire le fondamenta per un onesto e degno vivere, lo Stato a non educare alla giustizia, uno Stato colluso con la mafia a evitare volontariamente tali realizzazioni o il cittadino ormai rassegnato e avvezzo alla violenza, il cittadino ossessionato e tentato dalla convivenza e dalla connivenza, il cittadino ormai irreparabilmente ineducato alla giustizia? "

 

 

 

Bibliografia

Borsellino, Paolo. Oltre il muro dell'omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile. Edited by G. Bongiovanni, Rizzoli, 2017.

Sciascia, Leonardo. Il giorno della civetta. Adelphi, 2002.